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Il giorno 4 Maggio 2017 si è svolto l'evento dal titolo "Il Project Management nell’era dell’Open Innovation e delle start Up" organizzato con la collaborazione di BAIA, un’associazione senza scopo di lucro che favorisce iniziative imprenditoriali promosse da operatori italiani e americani e con la partecipazione di Alien Technology Transfer, un'azienda di consulenza sul trasferimento di tecnologie innovative dal prototipo al mercato.

L'evento è stato organizzato in modo da fornire una panoramica degli aspetti legati alla gestione dei progetti di Open Innovation attraverso alcuni interventi di professionisti esperti d'innovazione e il confronto tra rappresentanti del mondo delle imprese (grandi aziende, pmi e strartup), della ricerca e dell’università.

I lavori del pomeriggio si sono aperti con il saluto dell’Istituto e la presentazione del paradigma dell'Open Innovation, un nuovo modello che consente alle aziende di fare innovazione sfruttando anche contributi da fonti esterne per accelerare il processo di sviluppo di servizi e prodotti, o utilizzare canali esterni per portare sul mercato soluzioni sviluppate internamente. Successivamente, ci sono stati tre brevi seminari in cui i relatori hanno portato la loro esperienza in ambito Open Innovation.

In particolare, l'Ing Marco Sgroi nel suo intervento dal titolo "Modelli di Open Innovation per il Project Management" ha illustrato alcuni modi di fare Open Innovation dal punto di vista della grande azienda, sottolineando le caratteristiche, i rischi, e i vantaggi di ciascuna forma d'interazione da parte dell'azienda con gli attori esterni (Università, PMI, e Stratup). L'intervento si è concluso con una serie di consigli e best practice per i project manager chiamati a gestire le interfacce con questi attori esterni nell'ambito dei progetti d'innovazione.

Il Dott. Flavio Notari, nel successivo intervento dal titolo "Project Manager in azione: profili legali e fiscali nelle direttrici dell’Open Innovation", ha fornito agli spettatori una panoramica dei profili legali e fiscali che consentono a chi vuole fare innovazione di beneficiare di una serie di agevolazioni costituendo forme d'impresa particolari (es. Startup). Nell'ambito dell'intervento si è anche discusso su come possa essere regolamentato attraverso partnership e contratti di fornitura, il rapporto tra grande azienda e PMI/Startup nell'ambito dei progetti di innovazione al fine di garantire un corretto sfruttamento/utilizzo della proprietà intellettuale.

L'ultimo intervento, subito dopo il coffee break, è stato quello dell'Ing Arianna Tibuzzi dal titolo "La Commissione Europea come motore di Open Innovation in progetti finanziati" nel quale è stato illustrato lo SME Instrument, una forma di finanziamento nell'ambito del programma Horizon 2020 che la Comunità Europea mette a disposizione delle PMI Innovative per aiutarle a commercializzare i propri prodotti e servizi ad alto contenuto tecnologico. Un aspetto fondamentale dello SME Instrument è la possibilità per la PMI di fare networking con le grandi aziende che nell'ambito del progetto di sviluppo del prodotto/servizio vengono coinvolte sin dalle prime fasi con il ruolo di utilizzatore finale del prodotto/servizio della PMI. Questo coinvolgimento se da un lato garantisce alla PMI di avere un riscontro diretto da parte del suo futuro cliente, dall'altro rende il processo di gestione del progetto più complesso sopratutto a livello di comunicazione che deve essere mantenuta alta verso la grande azienda al fine di garantire il suo interesse e coinvolgimento.

Al termine degli interventi si è dato spazio alle domande del pubblico sui temi illustrati dai relatori. Ciò ha consentito di iniziare una conversazione con i presenti a cui poi hanno anche partecipato gli ospiti invitati alla tavola rotonda, iniziando così la seconda parte dell'evento.

Partendo dalle domande del pubblico, gli ospiti hanno raccontato le loro esperienze di Open Innovation dal punto di vista delle loro organizzazioni. Il Prof. Merialdo ha illustrato il modo di fare innovazione all'Università, basato prevalentemente su iniziative pubbliche finanziate ad esempio dalla Comunità Europea. Il Dott. Massimo di Genova ha offerto una panoramica delle iniziative interne a Nokia per favorire l'Open Innovation e lo spirito di sperimentazione dei dipendenti. Il Dott. Alessandro Rossi ha parlato di come la sua PMI, Movenda sia impegnata nello sviluppo di prodotti e servizi innovativi.

Ed infine, il Dott. Giuseppe Spanto ha parlato della sua Startup IsClean Air e delle iniziative in corso per la commercializzazione della loro tecnologia.

Tutti gli ospiti sono concordi nel dire che il paradigma dell'Open Innovation rappresenta uno strumento utile per fare innovazione e accelerare il processo di sviluppo di nuovi prodotti e servizi.

Certamente, pur presentando molti vantaggi, ci sono alcuni rischi che vanno gestiti correttamente per garantire la riuscita dei progetti. Uno di questi rischi è la perdita della proprietà intellettuale e/o il vantaggio competitivo. Tuttavia, come già illustrato negli interventi iniziali, questo rischio può essere gestito regolamentando il rapporto tra gli attori esterni coinvolti nel progetto di Open Innovation.

Pertanto, come suggeriva Flavio Notari, è fondamentale coinvolgere il dipartimento legale quanto prima per tutelare e sfruttare correttamente l'IP generata/usata nel progetto. Un altro rischio riguarda la cultura interna alle organizzazioni coinvolte nei progetti di Open Innovation, cultura che a volte ostacola qualunque strategia di crescita e innovazione. Qualcosa nel nostro paese sta cambiando, ma a detta dei nostri ospiti, molto si può ancora fare. La chiave in questi casi è sfruttare le persone delle proprie organizzazioni più illuminate e aperte per fare divulgazione, ma sopratutto creare dei team multidisciplinari in grado di realizzare un approccio multi-sfaccettato al problema da risolvere con soluzioni innovative.

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